giovedì 19 gennaio 2017

biscotti svedesi

I pepparkakor sono dei profumatissimi biscotti speziati svedesi allo zenzero e cannella. Probabilmente li avrete già visti anche nella Bottega svedese dell'Ikea.

La scatola ritratta nelle foto arriva però direttamente dalla Svezia, apprezzato souvenir della mia amica Giuly che ci è stata, facendosi un bel giro. Sulla confezione non c'è nemmeno mezza parola scritta in inglese, per cui non ho modo di capire niente sugli ingredienti, se non basandomi sulla foto dello zenzero e della cannella, così me li sto mangiando "al buio", ah ah :-)

Però in giro ho trovato la ricetta, così quando terminerò la scatola potrò correre ai ripari. O forse sarà meglio - viste le mie competenze culinarie - correre all'Ikea e comprarli là, sperando che siano buoni come quelli della scatola rossa.


Ingredienti:
- 520 gr. circa di farina
- 2 cucchiaini di zenzero macinato
- 1 cucchiaino di cannella macinata
- mezzo cucchiaino di chiodi di garofano macinati
- 2 cucchiaini di lievito per dolci
- 180 gr. di burro morbido
- 120 gr. di zucchero
- 50 gr. di zucchero semolato (chi mi spiega la differenza tra zucchero "semplice" e semolato?)
- 140 ml. di miele
- 180 ml. di acqua
- 1 cucchiaino di buccia d'arancia grattugiata

Scaldate l'acqua insieme al miele, lo zucchero e le spezie, e portate ad ebollizione.
Spegnete  il fuoco, aggiungete il burro a pezzetti e mescolate fino a che non sia del tutto fuso.
In una ciotola capiente, versate la farina e il lievito, mescolate e aggiungete a filo il composto al miele ancora caldo. Mescolate bene finché l'impasto è omogeneo, coprite e conservate in frigorifero per una notte.
Staccate dei pezzi di impasto e stendeteli su un piatto leggermente infarinato (più fate i biscotti sottili e più verranno croccanti). Ritagliate i biscotti con un tagliabiscotto e disponeteli su una teglia ricoperta da carta da forno.
Fate cuocere a 170° per una decina di minuti e lasciate raffreddare su una griglia.
Conservateli poi in una scatola (se non ve li siete mangiati tutti).


giovedì 12 gennaio 2017

il dinosauro dippy va in tour


Al Natural History Museum di Londra è in corso un radicale intervento sulla sala di ingresso principale, la Hintze Hall. Dippy, lo scheletro di dinosauro (in gesso) conosciuto da tutti i visitatori del museo, abbandonerà la sala dopo quasi 120 anni.

Al posto di Dippy verrà collocato lo scheletro (vero) di una balena azzurra, lungo più di 25 metri e pesante circa 4 tonnellate e mezza. La balena non è una new entry vera e propria, poiché era già esposta nel Natural History Museum, nell'ala dedicata agli animali marini. Venne trovata spiaggiata nel 1891 sulle coste irlandesi, e al momento non si sa ancora quale nomignolo le verrà dato.

Invece Dippy è una riproduzione fedele dello scheletro di diplodoco (una particolare specie di dinosauro) scoperto  nel 1898 nel parco di Yellowstone, negli Stati Uniti.


Venne esposto a partire dal 1905, e dal 1949 collocato nel prestigioso posto della Hintze Hall. Nel corso di un secolo è diventato una vera e propria mascotte per tutti i bambini (e non solo) che hanno visitato il museo.
Spostarlo non sarà una passeggiata. Lungo 21 metri e alto 4,25 metri, composto da 292 ossa, Dippy verrà smantellato pezzo a pezzo e impacchettato in dodici scatoloni. Ci vorrà circa un mese affinché il team dedicato a questo lavoro lo porti a termine.



Ma poi che fine farà Dippy? Dal 2018 al 2020 girerà il Regno Unito facendo diverse tappe espositive. Una volta terminato il tour, tornerà nel museo londinese, dove verrà studiata per lui una diversa collocazione. O magari tornerà nel suo posto d'onore, chissa?

Le tappe previste sono le seguenti:

- Febbraio - Maggio 2018: Dorset County Museum, Dorchester
- Maggio - Settembre 2018: Birmingham Museum and Art Gallery (UK)
- Settembre 2018 - Gennaio 2019: Ulster Museum, Belfast
- Gennaio - Maggio 2019: Kelvingrove Art Gallery & Museum, Glasgow
- Maggio - Ottobre 2019: Great North Museum: Hancock, Newcastle
- Ottobre 2019 - Gennaio 2020: The National Assembly for Wales, Cardiff
- Febbraio - Giugno 2020: Number One Riverside, Rochdale (Rochdale Borough Council)
- Giugno - Ottobre 2020: Norwich Cathedral



Per cui dal 5 gennaio sino a quest'estate la Hintze Hall verrà chiusa, per consentire lo smontaggio di Dippy e predisporre il nuovo allestimento. Per i visitatori, invece che da qui, gli ingressi al museo avverranno soltanto da Queen's Gate oppure da Exhibition Road.

E' davvero un peccato, soprattutto se avete in programma una visita a Londra in questa prima parte dell'anno, e non avete mai visitato il Natural History Museum.
Io ci sono stata un'unica volta (una visita veloce perché non avevo molto tempo), ma ricordo bene che la Hintze Hall è davvero stupefacente, una vera e propria cattedrale dedicata alle scienze naturali, un piccolo grande gioiello di architettura. Il fatto che resti chiusa per diversi mesi priva davvero i visitatori di una parte importante della visita.
Beh, meno male che hanno stabilito un termine indicativo per la riapertura, e trattandosi di un museo inglese e non di uno italiano, dovrebbe essere rispettato senza troppi ritardi.

martedì 10 gennaio 2017

considerazioni sui saldi

Rieccoci al solito rito collettivo dei saldi. Quest'anno lo guardo in maniera abbastanza distaccata: non c'è niente di particolare che mi serva, e preferisco tenermi da parte i soldini vista l'imminente fine del mio contratto di lavoro.

In ogni caso, ho fatto comunque un veloce giro di ricognizione, giusto per vedere se m'imbattevo in qualcosa di interessante, o in qualche "offerta" imperdibile.

Una cosa che trovo ridicola è che, già dai primissimi giorni, le merci soggette a saldo siano una parte molto limitata dell'assortimento. Tu entri in un negozio di abbigliamento, e vedi soltanto qualche scaffale sormontato dai cartelli colorati "in saldo". Per la maggior parte del locale è invece tutto un fiorire di "nuova collezione" qui e "nuova collezione" là. Ovviamente quest'ultima non è soggetta a sconti, nonostante in genere si tratti sempre di roba invernale (in questo periodo).

Quest'anno, ad esempio, Mango mi ha particolarmente delusa. Nel corso degli ultimi saldi (quelli estivi) ricordo che tutto l'assortimento era proposto al 50% già dal principio delle promozioni. Stavolta invece qualcosina è al 50%, ma molto di più soltanto al 30% o al 20%. Ben di più non è nemmeno scontato.
Mi sono imbattuta nell'assurdità di un giaccone che avevo comprato scontato al 30% durante il Black Friday: sono passata a controllare se adesso veniva proposto a metà prezzo (per curiosità), ma invece ho visto che era scontato solo al 25%. In pratica ho pagato di meno questo capo a novembre,  quando era appena uscito, di quanto non lo pagherei oggi, in pieni saldi!

mercoledì 28 dicembre 2016

apprentice in death

New York, 2061.
I colpi arrivano veloci, silenziosi, con un'accuratezza mortale. In pochi secondi, tre persone vengono uccise sulla pista di pattinaggio di Central Park. Le vittime sono una giovane pattinatrice, un medico e un insegnante: tre vittime assolutamente casuali.

Il tenente Eve Dallas ha avuto a che fare con numerosi assassini negli anni passati nel dipartimento di polizia, ma nessuno come questo. Dopo aver verificato i video della sicurezza, diventa chiaro che le vittime sono state uccise da un cecchino con un fucile laser tattico, che poteva essere distantissimo al momento di premere il grilletto.
I luoghi da cui l'assassino può aver sparato sono molteplici, ma la lista delle persone con quella particolare abilità è però limitata: polizia, militari, killer professionisti.

Roarke, milionario marito di Eve, ha illimitate risorse a sua disposizione, e quando un software da lui creato porta Eve a individuare la location del cecchino, emerge un fatto sorprendente: il killer non era solo. C'erano due persone sul luogo da cui sono partiti gli spari, un uomo e una persona più giovane, un teenager. Qualcuno che segue le orme di un esperto nell'arte di uccidere. I due hanno un programma da seguire: Central Park è stato soltanto un riscaldamento.

Emerge subito che si tratta di padre e figlia: un ex militare ed ex poliziotto delle forze speciali, e la figlia quindicenne. Mentre un altro attacco del cecchino scuote la città nel suo cuore, a Times Square, Eve si rende conto che, sebbene tutti veniamo modellati anche dalle persone che ci circondano, ci sono anche coloro che nascono malvagi.
Il cecchino non è infatti l'uomo, finito nel gorgo delle droghe in seguito a un incidente in cui la sua seconda moglie perse la vita (e alcune delle vittime sono infatti collegate a quell'incidente), bensì la ragazzina, una vera e propria anima nera, in grado di agire anche da sola, e, anzi, con una sua lista personale di bersagli da eliminare (inclusi madre, patrigno e fratellino).

In questo titolo non c'è una vera e propria indagine per scoprire gli assassini di turno, poiché il tenente Dallas risale alla loro identità abbastanza presto. C'è quindi la caccia per prenderli, prima il padre e poi, in maniera più complicata, la ragazza. Roarke dà sempre una mano a Eve, e soprattutto alla divisione EDD, tanto che mi chiedo quando trovi mai il tempo di gestire le sue ramificate Roarke Industries. E' presente un momento di grande apprensione per Summerset, che era andato al Madison Square Garden per un concerto proprio quando la ragazzina killer decide di far fuori una ventina di persone innocenti anche là. Roarke e Eve si precipitano sulla scena col cuore in gola, ma per fortuna l'uomo non è stato ferito.

Mah, il libro non mi è dispiaciuto, però mi piacerebbe che ci fosse un pochino più di movimento nelle relazioni fra i personaggi. Ad esempio, anche stavolta, nonostante Eve fosse preoccupata per Summerset, non si è verificato alcun avvicinamento esplicito fra i due: ma dopo oltre due anni che vivi lì, che sai benissimo che quell'uomo è come se fosse il padre adottivo di tuo marito, e che ormai lo conosci, ecchediamine Eve, dacci un taglio a questa mini-guerra che portate avanti: mi sarei anche un po' stufata... L'unico cambiamento che si è avuto riguarda l'arredamento dell'ufficio casalingo di Eve, e ho paura che dovremo accontentarci di questa concessione da parte della Robb.

mercoledì 14 dicembre 2016

snowdrift

Nell'autunno 2016 la raccolta di novelle di Georgette Heyer "Pistols for two" (originariamente pubblicato nel 1960) è uscita con un nuovo titolo "Snowdrift and other stories" e con tre novelle giovanili, pubblicate insieme in forma di libro per la prima volta.

Due di queste tre storie vennero scritte per il Woman’s Journal negli anni Trenta, e la terza - Pursuit - per un'antologia della Croce Rossa.

Questioni d’onore, libertini e furfanti, affari di cuore che coinvolgono ereditiere, giovani fanciulle e scapoli d’oro; sentimento, intrighi, fughe e duelli all’alba: tutta la galanteria, le malvagità e l’eleganza di un’epoca – quella della Reggenza inglese - che la Heyer ha saputo far propria in maniera magistrale.

Di seguito una sintesi delle tre novelle nuove. Se vi interessano le altre undici, guardate il mio vecchio post.

Snowdrift and other stories

Pursuit - Due giovani scappano per andare a sposarsi a Gretna Green. Sulle loro tracce si getta il tutore della ragazza, accompagnato dalla governante, che però vede di buon occhio l'unione fra i due ragazzi. Finirà che la coppia più giovane rimarrà insieme, e per di più nascerà un'imprevedibile coppia fra i due più anziani.

Runaway Match - Una giovane ochetta diciottenne fugge insieme al suo altrettanto giovane amico d'infanzia. La coppia è intenzionata a sposarsi a Gretna Green, per evitare alla ragazza un matrimonio impostole dalla famiglia. In una locanda i due vengono raggiunti da un conte trentenne, che in pochissimo tempo fornisce al ragazzo tutta l'avventura che stava cercando - grazie al suo primo duello - e trasforma del tutto le intenzioni di fuga della ragazza.

Incident On Bath Road - Un giovane conte, ricco e un po' annoiato, soccorre lungo la strada per Bath un giovanotto appena rimasto coinvolto in un incidente alla corriera su cui stava viaggiando. Il conte si offre di accompagnarlo e i due si fermano in una locanda. Ma il giovanotto in questione è in realtà una fanciulla en travesti, che sta scappando di casa - e dal fratello - per evitare di dover sposare un uomo che non le piace.

sabato 3 dicembre 2016

dentro soffia il vento

In un avvallamento tra due montagne della Val d’Aosta, al tempo della Grande Guerra, sorge il borgo di Saint Rhémy: un piccolo gruppo di case affastellate le une sulle altre, in mezzo alle quali spunta uno sparuto campanile.

Al calare della sera, da una di quelle case, con il volto opportunamente protetto dall’oscurità, qualche «anima pia» esce a volte per avventurarsi nel bosco e andare a bussare alla porta di un capanno dove vive Fiamma, una ragazza dai capelli così rossi che sembrano guizzare come lingue di fuoco in un camino.

Come faceva sua madre quand’era ancora in vita, Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni » approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. Così, mentre al calare delle ombre gli abitanti di Saint Rhémy compaiono furtivi alla sua porta, alla luce del sole si segnano al passaggio della ragazza ed evitano persino di guardarla negli occhi.

Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono perciò l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphaël Rosset se n’è andato.

Era inaspettatamente comparso un giorno al suo cospetto, Raphaël, quando era ancora un bambino sparuto, con una folta matassa di capelli biondi come il grano e una spruzzata di lentiggini sul naso a patata. Le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra con il sorriso stampato sul volto e la penna di corvo ben lucida sul cappello, e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, fino alla fattoria dei Rosset. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia.

Ritornando su un tema caro alla letteratura di ogni tempo – l’amore che dissolve il rapporto tra una comunità e il suo capro espiatorio – Francesca Diotallevi costruisce un romanzo che sorprende per la maturità della scrittura e la solidità della trama, un’opera che annuncia un nuovo talento della narrativa italiana.

venerdì 2 dicembre 2016

alberto angela a giovedìscienza

La Gioconda non è solo un quadro da ammirare. In realtà è un viaggio nella mente e nelle emozioni di Leonardo. È una porta che si spalanca su un luogo e su un’epoca indimenticabili: Firenze (ma anche Milano, Roma, Mantova, Urbino...) e il Rinascimento.
Sarà Monna Lisa stessa a “raccontarci” Leonardo, il genio che l’ha potuta pensare e realizzare, e che ci svelerà i segreti delle incredibili macchine e invenzioni (un palombaro, un paracadute, un robot!).
Ma che cosa sappiamo di lei? Chi è davvero questa donna misteriosa? Partendo da ogni dettaglio del quadro e ricostruendo le circostanze in cui Leonardo lo dipinse, Alberto Angela ci accompagna a scoprire che il volto della Gioconda non ha ciglia né sopracciglia, o che il segreto del paesaggio va ricercato nel nuovo tipo di prospettiva “aerea” ideato da Leonardo.


Ieri sera - lunedì 1 dicembre - Alberto Angela ha incontrato il pubblico torinese, nell'ambito di GiovedìScienza.
Il Teatro Colosseo è completamente pieno (1500 posti fra platea e galleria) già mezz'ora prima dell'orario previsto per l'inizio dell'incontro. Per fortuna io e la mia collega riusciamo a trovare due poltrone, anche se siamo in alto, a circa metà galleria.

Alberto Angela a Giovediscienza

La conferenza comincia verso le 17.55, con una breve introduzione di Piero Bianucci.
Nel preambolo Alberto Angela ricorda subito come il palco del Colosseo sia stato quello dove tenne la sua prima conferenza pubblica, sempre con Bianucci, molti anni fa. All'epoca avere la luce dei riflettori direttamente puntata in faccia equivaleva ad avere un senso di tranquillità, perché non si rendeva ben conto di avere davanti a sé tutto quel pubblico. Alberto chiede se per chi sta riprendendo via streaming l'evento è un problema se lui si alzasse dalla poltroncina e si mettesse a camminare sul palco. Così fa.
Alberto Angela Gli occhi della Gioconda

La Gioconda è stata una delle icone del Novecento. Nel suo ultimo libro “Gli occhi della Gioconda” Angela propone una delle ipotesi dello studioso Carlo Pedretti, ovvero che la Gioconda che noi conosciamo non sia Monna Lisa bensì un'altra donna. E grazie a questo dibattito sulla Gioconda, il libro ci permette di fare un viaggio nella mente e nell'epoca di Leonardo da Vinci.

A metà '500 il Vasari ne “Le Vite” intendeva riassumere il Rinascimento, un'epoca già conclusa ed irripetibile. In questo testo Vasari parla del ritratto di tale Lisa Gherardini, commissionato a Leonardo dal marito, il mercante Mastro Giocondo. Già potrebbe risultare strano che Leonardo facesse un quadro per un mercante, e non per un principe o un più alto personaggio. Ancor più strano pensare che la dama in questione doveva avere circa 15 anni, mentre il ritratto che noi oggi conosciamo non sembra affatto quello di una quindicenne.

Angela racconta poi che la Firenze del '500 è una città in decadenza. Leonardo realizza la Gioconda in questo contesto, volendo continuare la tradizione delle grandi opere.
Racconta anche dei cartoni preparatori da lui realizzati per la Battaglia di Anghiari, per i quali utilizzò la tecnica dell'encausto (si mescolavano pigmenti e cera, poi avvicinando dei bracieri caldi, la cera sgusciava fuori dai tratti, e usando un apposito panno il tutto diventava simile a marmo). Purtroppo il procedimento non funzionò bene, e il caldo dei bracieri rovinò tutta l'opera. Successivamente fu proprio Vasari a ricoprire la parete con dei nuovi affreschi. Che ne fu del lavoro di Leonardo? Venne coperto e distrutto, oppure il Vasari lo nascose con una sorta di intercapedine? Non si sa.

Alberto Angela a Giovediscienza

Gli occhi della Gioconda colpiscono in modo particolare, privi di ciglia e di sopracciglia, così come la bocca, risultato di una serie di passaggi semitrasparenti che rendono indefiniti i lineamenti. Leonardo usava una sua tecnica di sfumato, con strati successivi sul tratto originale. Inoltre pare che avesse una serie di taccuini su cui riportava tipologie di parti del volto, ad esempio aveva individuato 21 tipologie di nasi diversi, ed era in grado di disegnare i volti usando questi vari elementi anche a distanza di tempo. Ricordiamoci di questa cosa perché tornerà utile nelle conclusioni finali.
Leonardo fece anche approfonditi studi di fisiognomica, e dipingeva un po' come se fosse un fotografo.

A questo punto Angela passa in rassegna diversi quadri leonardeschi, mostrandone le slides. Sia nel “Ritratto di Ginevra de' Benci” sia nella “Dama con l'ermellino” Leonardo dava movimento al corpo, nel ritratto: la figura era spesso riprodotta di tre quarti.
Ci mostra poi il disegno preparatorio per il ritratto (di profilo) di Isabella d'Este, che insisteva con lui per farsi ritrarre. In realtà non è chiaro se un successivo quadro a colori sia mai stato realizzato.
Nella Belle Ferronière, anch'essa conservata al Louvre, il vestito è dello stesso stile di quello della Gioconda, con le maniche con larghi squarci da cui uscivano gli sbuffi della camicia. Le pieghe del vestito erano un segno della qualità dell'abito.
Angela continua mostrandoci il celeberrimo autoritratto a sanguigna di Leonardo, conservato proprio alla Biblioteca Reale di Torino.

Raffaello fu folgorato dalla Gioconda quando la vide, tanto da realizzare un quadro simile, come posa ed elementi. Copie molto simili della Gioconda, di altri autori, sono tuttora conservate al Prado e a San Pietroburgo. E ce n'è addirittura una, che ritrae effettivamente una ragazza giovane, che potrebbe essere una quindicenne, con fondale del tutto diverso (e che si trova attualmente in un caveau a Singapore).

Alberto Angela a Giovediscienza

Nel capitolo 4, “Sulle tracce di Leonardo”, Angela ci racconta come Leonardo fosse un figlio illegittimo. Il nonno paterno era notaio, e, contrario alla relazione del figlio con una contadina, trafficò per farla sposare a un contadino, e non al suo prezioso figlio. Il piccolo Leonardo visse un po' con il nonno paterno e un po' con la madre. A un certo punto torna il suo vero padre e a Leonardo venne impartita un'istruzione a Firenze. Il ragazzino faceva dei bellissimi disegni, e il padre si convinse a mandarlo a bottega dal Verrocchio (insieme a personaggi quali Botticelli, Perugino, Ghirlandaio). Ben presto l'allievo superò il maestro.
Una curiosità: sembra che il David della bottega del Verrocchio ritraesse Leonardo da giovane.

Anche della Vergine delle Rocce ne esistono due versioni, fatte entrambi da Leonardo (una conservata al Louvre e una alla National Gallery di Londra). Questo perché i frati che l'avevano commissionata erano disposti soltanto a pagare le spese vive dei pigmenti etc.. e non a pagarla a prezzo di mercato. Per cui Leonardo vendette il primo quadro a chi glielo pagava di più, e poi ne realizzò una seconda versione, senza perderci troppo tempo, per i monaci.

Le mani della Gioconda sono mani che parlano. Anch'esse sono sfumate, senza nervature in rilievo. Leonardo aveva compiuto approfonditi studi di anatomia, e ne è rimasta testimonianza nei suoi disegni.

Nel paesaggio che si intravede sullo sfondo della Gioconda vi sono una strada, un fiume e un ponte a più arcate. Potrebbe trattarsi del Ponte Buriano, sulla Cassia nei pressi di Arezzo, però le strutture rocciose riprodotte non combaciano con quel luogo, sembrano invece le gole di Prat'antico, vicino a Firenze. Nella Gioconda è molto evidente la prospettiva aerea usata da Leonardo: gli oggetti che stanno sullo sfondo sono sfumati, azzurrati in distanza, proprio per evidenziare lo “spessore dell'aria” - invece gli oggetti vicini sono in basso, colorati e nitidi.

La parte posteriore della Gioconda è una tavola di legno, non una tela. Sulla parte davanti, ci sono almeno mezzo milione di screpolature.
La Gioconda ha perso i suoi colori originali perché, quando si trovava nelle Collezioni Reali francesi, vennero messi vari strati di vernice. Adesso i colori sono piuttosto scuri, si sono incupiti. Qualche tempo fa, nel laboratorio di restauro di Aramengo, vicino ad Asti, la famiglia Nicola ha effettuato una pulitura digitale su un'immagine della Gioconda mostrando come doveva essere coi suoi colori originali, quando Leonardo la dipinse.

Leonardo trascorse i suoi ultimi anni in Francia, presso la corte di Francesco I. Portò con sé pochi quadri, fra cui il San Giovanni Battista, a cui era molto affezionato (il modello del quadro era stato il suo allievo, nonché amante, Salai). Prima di morire, Leonardo regalò questi suoi quadri a Salai, e fu poi quest'ultimo a venderli alla corona francese (la Gioconda per 12mila ducati).

E' stato in occasione del famoso furto avvenuto nel 1911 che la Gioconda conobbe un periodo di particolare fama. Sul finire dell'800 era comunque considerata un sex symbol per il suo sguardo seduttivo, mentre nel '900 cominciò ad essere oggetto di ironia e prese in giro da parte di vari artisti.

Alberto Angela a Giovediscienza

Per tirare le fila del discorso, chi è la Gioconda esposta oggi al Louvre? Leonardo fece il quadro su commissione di Francesco del Giocondo, come è stato detto al principio.
Ma che fine ha fatto questo primo quadro? Non esiste prova che sia avvenuto il pagamento. Giocondo non vi fa alcun riferimento nel suo testamento. E nemmeno nessuno fa mai riferimento alla Gioconda durante la vita di Leonardo.
Giuliano de Medici (uno dei figli di Lorenzo il Magnifico) aveva un'amante che morì di parto. Giuliano riconobbe il figlio, ed è possibile che abbia chiesto a Leonardo di fare un ritratto della donna morta (Leonardo l'aveva conosciuta tempo prima). Questa donna potrebbe essere quella ritratta nella tela oggi conservata al Louvre. D'altronde vi è anche una frase del segretario di un cardinale in visita all'anziano Leonardo presso la corte francese: “Leonardo ci ha mostrato una Gioconda commissionatagli da Giuliano”.
L'ipotesi indicata dal libro – e sostenuta dallo studioso Pedretti – è quindi che al Louvre non ci sarebbe Monna Lisa (la moglie di Francesco del Giocondo), bensì Pacifica Brandani, l'amante di Giuliano de Medici (e quindi, se vogliamo, Monna Pacifica).

Alberto Angela va avanti per oltre un'ora e mezza con la sua esposizione. Finisce verso le 19.20.
Non mi sono distratta neanche per un attimo, e l'avrei ascoltato ancora a lungo.

martedì 29 novembre 2016

il giardino dei segreti

Kate Morton, Il giardino dei segreti
Nel 1913 Hugh, responsabile del porto australiano di Maryborough, trova sulla banchina una bambina di quattro anni abbandonata, scesa da una nave appena giunta dall'Inghilterra.
La bimba non ricorda il suo nome e non ha alcun segno identificativo, soltanto una piccola valigina bianca contenente qualche vestito e un libro di fiabe scritto da una certa Eliza Makepeace, l'Autrice.

Hugh e sua moglie non hanno figli (ci sono stati diversi aborti nel corso degli anni del loro matrimonio), per cui decidono di tenere con sé la bimba, che chiamano Nell, e di crescerla come propria.

A 21 anni Nell è fidanzata ed è totalmente inconsapevole delle proprie origini. Quando Hugh le confessa la verità, l'equilibrio e le certezze di Nell vanno in pezzi, ma i tempi difficili e la seconda guerra mondiale non le permettono di esplorare le sue vere radici sino al 1975, finché si reca a Londra.
Qui viene a conoscenza della storia di Rose, la malaticcia cugina di Eliza, figlia di Lord Linus Mountrachet e di sua moglie, Lady Adeline, di bassa estrazione sociale. L'amata sorella di Mountrachet, Georgiana, aveva gettato scandalo sulla propria famiglia fuggendo a Londra per vivere nella miseria insieme a un marinaio, che poi era improvvisamente scomparso.
Eliza Makepeace era la loro figlia, ospitata dallo zio Linus dopo la morte di Georgiana e riportata a Blackhurst, la malinconica tenuta dei Mountrachet in Cornovaglia.

Nel 1975 Blackhurst è divenuta un hotel, e Nell, parlando con vari abitanti del posto, riesce a risalire al fatto che i propri genitori fossero proprio Rose e suo marito, il pittore Nathaniel Walker - anche se ufficialmente la loro unica figlia risultava essere morta proprio a quattro anni.

La ricerca di Nell si interrompe a questo punto, ma dopo la sua morte, nel 2005, tocca a sua nipote Cassandra riprendere in mano le fila della storia, e recarsi in Cornovaglia per scoprire davvero la verità relativa alle origini di Nell - legate intimamente a un piccolo cottage comprato da sua nonna proprio nel 1975 - e mettere insieme tutte le tessere ancora mancanti del puzzle.

La struttura del romanzo è piuttosto intricata. Ci sono infiniti salti temporali avanti e indietro, uno per ciascun capitolo, e all'inizio ho trovato questa cosa molto pesante. Non che non avessi mai letto libri che adottavano questo espediente, ma qui la Morton lo ha davvero portato agli eccessi, secondo me. Ci sono stati diversi punti in cui avevo difficoltà a ricordarmi se una certa cosa era stata scoperta da Nell oppure da Cassandra, e in quale contesto era stata presentata per la prima volta.
Però capisco il motivo per cui l'autrice ha adottato questa modalità di narrazione, intersecando diversi piani e diverse voci.

L'utilizzo del simbolismo delle fiabe, e una finta pista che suggerisce la possibilità di un incesto creano una boscaglia di indizi fitta e impenetrabile proprio come il giardino cresciuto ed incolto di Eliza, e il labirinto di Blackhurst.
Un puzzle un po' torbido, ma la rivelazione finale coglie abbastanza di sorpresa, anche se verso i capitoli finali restava effettivamente l'unica strada che poteva essere stata percorsa dagli eventi. Posso dire che alla fine ci ero arrivata. Come avrebbe detto Sherlock Holmes, una volta eliminato l'impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev'essere la verità.

lunedì 28 novembre 2016

un po' di follia in primavera

Questo libro ha continuato a guardarmi dalla mensola per due mesi di fila, supplicandomi di leggerlo. E lo scorso weekend l'ho finalmente esaudito, finendolo in due giorni, vista la sua scarsa lunghezza.
Infatti, nonostante le 290 pagine dichiarate, l'interlinea e la dimensione del carattere sono molto larghe, rendendo di fatto quest'ultimo capitolo delle avventure di Alice Allevi molto più breve dei precedenti.

Aver visto la serie televisiva ovviamente ha interferito con la mia raffigurazione mentale dei personaggi. Soprattutto nelle prime pagine.
Poi però, visto che a parte Claudio il casting dei personaggi principal aveva del tutto cozzato contro le mie aspettative, me ne sono fortunatamente liberata (senza neanche troppa difficoltà) e sono tornata alle mie precedenti immagini mentali.

Alice, in particolare, ha di nuovo assunto il volto della stessa autrice. So bene che il personaggio non è biografico, né tantomeno l'alter ego della Gazzola, però io me la sono sempre immaginata come lei, sin dal principio, quando vidi la sua foto sul risvolto della terza di copertina. E da lettrice sono libera di farlo.

Ma torniamo al libro. Alice è agli sgoccioli del suo percorso di specializzazione e riceve anche una proposta di matrimonio da parte di Arthur, che nel frattempo aveva accettato un lavoro in parte stanziale a Roma. Peccato che nessuna data si concretizzi mai, e anzi ritorni la costante del distacco durante le sue trasferte mediorientali.
E una volta scoperto che il suo fidanzato si è sentito fortemente attratto verso una collega giordana, la rottura fra loro si fa inevitabile.

In tutta questa situazione Claudio è sempre lui, sempre lo stesso, lancia frecciatine ad Alice ricordandole quella famosa notte a Taormina, quanto lui ci pensi e quanto ci tenga a lei. Però quando la nonna di Alice ha un ictus, Arthur sta già andando via, ed è Claudio ad esserle vicino in ospedale.
Alice termina finalmente la specializzazione, discutendo la tesi. Apparentemente la sua esperienza in Istituto è finita. Però si prospettano due posti disponibili per un master l'anno successivo, ed è la stessa professoressa Wally a dire ad Alice che la vedrebbe adatta per la posizione. Anche Claudio la spinge in quella direzione.

Cosa succederà ora? La Gazzola ha annunciato sulla propria pagina Facebook di aver cominciato il libro nuovo, il titolo successivo a questo, quindi sappiamo che ce ne sarà ancora almeno uno. Credo - e non penso di sbagliare - che una delle borse di studio finirà ad Alice, e che quindi la ritroveremo ancora in Istituto, non più specializzanda e auspicabilmente un po' meno imbranata. Spero tanto che il capitolo Arthur sia definitivamente chiuso, e che magari quello di Claudio diventi possibile.

lunedì 21 novembre 2016

le novelle di diana gabaldon

Diana Gabaldon, Seven stones to stand or fall

Diana Gabaldon ha confermato che il nuovo libro della serie Outlander, intitolato "Go tell the bees that I am gone" NON uscirà nel corso del 2017.
La scrittrice trova strano che la gente chieda insistentemente ai propri autori quando faranno uscire i loro prossimi libri. Eh, forse perché in certi casi (ad esempio i suoi, e quelli di un suo amico, tale George R.R. Martin) passano letteralmente anni fra un volume e l'altro?
Mi sembra un'affermazione dettata almeno in parte da falsa modestia...

Ad ogni modo, la Gabaldon ha però annunciato che il prossimo 27 giugno uscirà una raccolta di novelle legate al mondo di Outlander, dal titolo "Seven stones to stand or fall".
Ovviamente l'uscita è relativa al mercato statunitense (non si parla di quello italiano).

La raccolta comprende 7 novelle, di cui 5 già pubblicate nel passato in varie antologie, e 2 inedite.
A proposito del nostro mercato, al momento mi sembra che soltanto "Virgins" sia stata pubblicata in  italiano (nella raccolta G. R. R. Martin - G. R. Dozois, "La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose", Mondadori, 2015)

Nell'ordine, le storie contenute nel nuovo volume sono le seguenti:

THE CUSTOM OF THE ARMY
"All things considered, it was probably the fault of the electric eel."
Nel quale l'incontro di Lord John Grey con la suddetta anguilla (per tacere di un belligerante poeta e del dottor John Hunter - un vero chirurgo, conosciuto per i suoi grandi contributi alla medicina, ma ai suoi tempi conosciuto in maniera più informale come il "ladro di corpi") lo porta ad essere mandato nel selvaggio Canada (piuttosto selvaggio all'epoca), dove raggiunge il generale James Wolfe, fa sesso su una spiaggia (anche se non col generale Wolfe), respinge attacchi degli Indiani (anche se non necessariamente di tutti gli Indiani...) e (fra le altre cose) scala una ripida scogliera durante la notte insieme a diversi Scottish Highlanders, per attaccare la cittadella di Quebec.

THE SPACE BETWEEN
“He still didn’t know why the frog hadn’t killed him.”
Nel quale il conte di St. Germain esplora i misteri dell'universo. Nel frattempo, un addolorato Michael Murray (figlio di mezzo di Jenny e Ian Murray) ritorna ai suoi affari parigini legati al vino, dopo la morte di suo padre (e la morte, avvenuta ancor prima, della sua giovane moglie). Durante il viaggio gli viene assegnata la custodia di Joan MacKimmie (sorella più giovane di Marsali, e figlia di Laoghaire), una giovane donna che sta recandosi in un convento francese, nella speranza di zittire le voci nella propria testa. E poi c'è Mastro Raymond...

A PLAGUE OF ZOMBIES
“There was a snake on the drawing-room table. A small snake, but still. Lord John Grey wondered whether to say anything about it.”
Nel quale Lord John viene mandato in Giamaica, con l'incarico di sedare una ribellione di schiavi. Serpenti e schiavi sono la parte minore, e quando il governatore dell'isola viene tornato morto nel proprio letto, parzialmente rosicchiato, Lord John si ritrova egli stesso il governatore militare provvisorio della Giamaica. Si ritrova anche in mezzo a qualcosa di molto più spaventoso che una rivolta di schiavi, qualcosa che deve affrontare da solo, a piedi nudi e senza armi, in una buia caverna dove lo sgocciolio dell'acqua nasconde pericolosi sussurri.

A LEAF ON THE WIND OF ALL HALLOWS
“It was two weeks yet to Hallowe’en, but the gremlins were already at work.”
Nel quale i folletti nel motore del suo Spitfire atterranno temporaneamente il capitano Jerry MacKenzie, ma le difficoltà meccaniche e le mitragliatrici tedesche sono nulla al confronto di ciò che lo aspetta in un cerchio di pietre del Northumbria. Questa è la storia dei genitori di Roger MacKenzie, Jerry e Dolly: una storia che Roger non ha mai saputo.

VIRGINS
“Ian Murray knew from the moment he saw his best friend’s face that something terrible had happened. The fact that he was seeing Jamie Fraser’s face at all was evidence enough of that, never mind the look of the man.”
Nel quale seguiamo le avventure del diciannovenne Jamie Fraser e del suo migliore amico Ian Murray, di vent'anni, come giovani mercenari nella Francia del 1740. Nessuno dei due giovanotti ha mai ucciso un uomo o portato a letto una donna, ed entrambi sono piuttosto preoccupati di finire all'inferno. Le possibilità di fare tutte e tre queste cose aumentano di molto quando vengono ingaggiati per scortare una giovane sposa ebrea e la preziosissima Torah che ne rappresenta la dote da Bordeaux a Parigi, e lungo la strada trovano molto di più di quello che avevano concordato.

E queste ultime due sono quelle inedite.

A FUGITIVE GREEN
“Minnie Rennie had secrets. Some were for sale and some were strictly her own. She touched the bosom of her dress and glanced toward the lattice-work door at the rear of the shop. Still closed, the blue curtains behind it drawn firmly shut.”
Nel quale una diciassettenne apprendista mercante di libri rari viene mandata da Parigi in Inghilterra da suo padre, per ottenere incunaboli e libri medievali di devozione - nonché qualsiasi tipo di segreto legato a intrighi politici o finanziari possa incontrare nel frattempo. Durante questi affari, però, Minnie incontra Harold Grey (il fratello più grande di Lord John), recentemente vedovo (e squilibrato in modo preoccupante) e Duca di Pardloe, e le cose finiscono fuori controllo.

BESIEGED
“ Lord John Gray dipped a finger gingerly into the little stone pot, withdrew it, glistening, and sniffed cautiously.
“Jesus!”
“Yes, me lord. That’s what I said.” His valet, Tom Byrd, face carefully averted, put the lid back on the pot. “Was you to rub yourself with _that_ stuff, you’d be drawing flies in their hundreds, same as if you were summat that was dead. _Long_ dead,” he added, and muffled the pot in a napkin for additional protection.
“Well, in justice,” Grey said dubiously, “I suppose the whale _is_ long dead.” He looked at the far wall of his office. There were a number of flies resting along the wainscoting, as usual, fat and black as currants against the white plaster. Sure enough, a couple of them had already risen into the air, circling lazily toward the pot of whale oil. “Where did you get that stuff?”

Nel quale Lord John, pregustando un rientro a casa in Inghilterra dopo il suo breve compito di governatore militare della Giamaica, si ritrova invece sulla strada per Cuba, dove la marina inglese sta predisponendo l'assedio all'Avana, e dove la duchessa madre di Parloe (e madre di John) è ospite (e potenziale ostaggio) del governatore Juan de Prado.

mercoledì 16 novembre 2016

tempo di addobbi

E' quasi tempo di Natale, e i negozi sono già tutti addobbati e decorati per le prossime festività, soprattutto quelli che vendono oggettistica a scopo di beneficenza, anche se spesso a prezzi da gioielleria...










lunedì 7 novembre 2016

tutta la luce che non vediamo

Anthony Doerr, Tutta la luce che non vediamo

È il 1934, a Parigi, quando a Marie-Laure, una bambina di sei anni con i capelli rossi e il viso pieno di lentiggini, viene diagnosticata una malattia degenerativa: sarà cieca per il resto della vita. Ne ha dodici quando i nazisti occupano la città, costringendo lei e il padre a trovare rifugio tra le mura di Saint-Malo, nella casa vicino al mare del prozio. Attraverso le imposte azzurre sempre chiuse, perché così impone la guerra, le arriva fragorosa l'eco delle onde che sbattono contro i bastioni. Qui, Marie-Laure dovrà imparare a sopravvivere a un nuovo tipo di buio.

In quello stesso anno, in un orfanotrofio della Germania nazista vive Werner, un ragazzino con i capelli candidi come la neve e una curiosità esuberante per il mondo. Quando per caso mette le mani su una vecchia radio, scopre di avere un talento naturale per costruire e riparare questi strumenti di fondamentale importanza per le tattiche di guerra, un dono che si trasformerà nel suo lasciapassare per accedere all'accademia della Gioventù hitleriana, e poi partire in missione per localizzare i partigiani. Sempre più conscio del costo in vite umane del suo operato, Werner si addentra nel cuore del conflitto.

Due mesi dopo il D-Day che ha liberato la Francia, ma non ancora la cittadina fortificata di Saint-Malo, i destini opposti di Werner e Marie-Laure convergono e si sfiorano in una limpida bolla di luce.

Il libro è impostato a mo' di puzzle, con capitoli brevi e molto numerosi: sembra quasi di "leggere" i fotogrammi di una storia. A me questa particolarità è piaciuta molto, e ha contribuito fortemente a stimolare la lettura. Di solito scelgo di mettere in pausa la lettura alla fine di un capitolo, e visto che qui i capitoletti erano molto brevi, continuavo a dirmi massì, ne leggo ancora uno prima di chiudere, e andavo avanti così per delle mezzore...

C'è un'alternanza di piani temporali e un andare avanti e indietro cronologicamente per blocchi di capitoli. Onestamente io non ho avuto problemi e non ho trovato difficoltà ad orientarmi - è stato tutto chiaro - però ho visto da commenti sparsi che alcuni lettori si sono trovati un po' spiazzati (e allora vorrei vedere queste persone alle prese col libro che sto leggendo adesso: quello sì che salta avanti-indietro di decenni ad ogni capitolo).

La storia del diamante maledetto, che aveva reso immortale un principe ma aveva provocato la morte delle persone vicine a lui, si interseca con la storia di Marie-Laure e di suo padre, ed è altrettanto intrigante, ma alla fine si stempera un po' e perde di interesse.

Comunque un libro che mi è piaciuto veramente molto (e poi apprezzo particolarmente le ambientazioni in luoghi dove sono stata), anche se ho avuto un po' di delusione nella parte finale. Non che mi aspettassi un lieto fine, men che meno un destino comune per Marie-Laure e Werner, però ho avvertito un leggero senso di desolazione e rimpianto.
La morte di Werner mi è sembrata particolarmente inutile, dato che non è dipesa né da un atto eroico, né da un suo sacrificio per salvare altre persone. Una pura scelta narrativa, mentre invece avrebbe potuto salvarsi anche lui come il suo compagno della Wermacht.